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Gestione della conoscenza nelle reti di impresa

Sempre più nell’imprenditoria italiana si ricorre a fare rete di impresa. Come ben noto la maggior parte del tessuto imprenditoriale è composto da piccole e medie imprese le quali spesso devono interagire con altre creando così reti di imprese.

“Con l’organizzazione in rete le Pmi ottengono I vantaggi della grande dimensione senza scambi di partecipazioni ed operazioni di fusione ed incorporazione. Crescono, ma in maniera virtuale. La piccola dimensione non rappresenta più uno stadio intermedio rispetto alla grande impresa ma un fenomeno autonomo capace di innescare percorsi di sviluppo alternativi alla crescita dimensionale.”[1]

Ciò che si legge sopra fa intendere come le piccole aziende risentano sotto certi punti di vista della ridotta dimensione, mancando di competitività. Per migliorare tale disagio cercano di aggregarsi per ottenere vantaggi reciproci senza comunque perdere la propria autonomia decisionale.

La conoscenza è astratta, solamente una sua rappresentazione può concretizzarsi in un bene materiale per questo motivo non necessita di una crescita reale dell’azienda, ma è sufficiente una crescita virtuale come nel caso delle reti di impresa. Per sviluppare conoscenza è necessario raffrontare più informazioni e realtà, disporre di una rete di imprese avvantaggia proprio queste operazioni e permette quindi di generare molta conoscenza.

Essendo la conoscenza un punto cruciale più che mai nella storia dell’imprenditoria proprio per la conscenza molte aziende potrebbero decidere di fare rete. Per questi motivi la conoscenza dovrebbe essere portata in luce nelle reti di impresa, dedicando particolare attenzione e cura alla gestione.

2.     Le reti di impresa

Come già detto le reti di impresa sono più soggetti giuridigi che si organizzano per lavorare in sinergia. Ci sono varie forme di aggregazione, ad esempio join venture o social network. Tutte le aggregazioni si basano sul concetto di lasciare propria autonomia a chi ne fa parte e allo stesso tempo di collaborare per avere vantaggi competitivi per tutto il gruppo. Una sorta di aggregatore che si deve occupare di gestire aspetti di alto livello che i singoli non sono in grado di affrontare in modo competamente autonomo.

Se ragioniamo sul perchè le imprese fanno rete possiamo citare molte motivazioni fra cui:

  • Maggiore potere di acquisto di materie prime
  • Maggiore credibilità
  • Maggiore solidità patrimoniale (del gruppo)
  • Possibilità finanziarie per attività non primarie (ricerca, marketing, sistemi informativi)

Potremmo essere stati esaustivi con questo ma nella realtà una componente fondamentale che viene spesso tralasciata o considerata poco è la conoscenza. Conoscenza che viene gestita a livello di rete e non più di singolo. La gestione della conoscenza in modo centralizzato rispetto una moltidudine di soggetti ne aumenta notevolmente il valore poichè la conoscenza che rimane isolata non crea valore aggiunto, al contrario tanto più una conoscenza viene utilizzata e trasmessa a più persone dell’azienda tanto più essa aumenta il suo valore per l’azienda che ne fa utilizzo.

Ma non tutte le reti trattano la conoscenza allo stesso modo, infatti la sensazione è quella che alcune aziende tengano per se la conoscenza, e la condividano con gli altri componenti del gruppo solo attraverso la sua consolidazione nei prodotti o servizi che forniscono. Basti pensare a un gruppo di società informatiche di consulenza, ognuna concentrata su parti del mercato differenti come ad esempio Infrastruttura, Sistemi Informativi, Network. Assieme possono creare una rete aziendale che fornisca sistemi completi ai clienti, mantenendo propria la conoscenza ma mettendola a disposizone del gruppo quando sia necessaio per creare un servizio basato su tutte le competenze dei componenti creando così l’unione delle competenze.

Altro tipo di trattamento è la condivisione della conoscenza con tutto il gruppo perchè avere più conoscenza significa per tutti essere più competitivi e fornire un servizio o prodotto miglore. Basti pensare ad un caso di riparazione hardware, in cui i precedenti problemi tecnici di tutto il network permettono a tutti di risolvere i problemi con maggiore velocità e sicurezza, dando vantaggio competitivo a tutti, basato sulla condivisione delle conoscenze di ognuno.

Ne risultano quindi due visioni: condivisione e unione della conoscenza nelle reti di imprese.

2.1. Visione di Condivisione della conoscenza

Questa visione prevede di raccogliere e distribuire quanta più conoscenza è possibilie dai componenti della rete. In questo modello il cardine deve riuscire a gestire la conoscenza e a distribuirla in modo corretto in modo da dare vantaggio competitivo a tutti i componenti che possono essere anche i produttori della conoscenza o possono riceverla direttamente dal vertice in modo più unilaterale.

2.2. Visione di Aggregazione della conoscenza

Questa visione si basa sul fatto che ogni componente del gruppo possiede una conoscenza approfondita di un certo settore, questa conoscenza come ovvio è asset aziendale e non viene condiviso con gli altri componenti del gruppo ma bensì viene messa a disposizione in forma di prodotto finito. Queste aziende possono comunque scambiare conoscenza su altri argomenti non complementari.

3.     Casi di studio

Esistono oggi una moltitudine di casi che possono essere studiati al riguardo, sempre più volontariamente ma anche involontariamente la gestione della conoscenza entra nelle aziende e nelle reti di aziende. Analiziamo così tre casi che presentano alcune caratteristiche differenti fra loro.

3.1. Caso X1 [Condivisione]

L’esempio X1, un consorzio composto da più di 5.000 agricoltori. Ci sono varie motivazioni che spingono gli agricoltori a diventare soci del consorzio. Uno fra questi è la conoscenza che spesso viene sottovalutata o non considerata tale ma come parte di un altro indicatore.

Nel caso X1 il socio viene guidato in svariate fasi della produzione, dal rinnovamento di un impianto agricolo[2] e durante tutto il processo di coltivazione dei frutti con indicazioni su trattamenti, valutazione del grado di maturazione e raccolta. Tutto questo processo è un processo di passaggio di conoscenza fra un esperto e un contadino che spesso non è in grado di aggiornarsi in modo autonomo  su prodotti e tecniche di coltura di questi frutti che continuano a cambiare e migliorare grazie alla ricerca. In questo caso le informazioni vengono passate principalemente dall’altro verso il basso.

Figura 1 – Schema della conoscenza nel caso X1

Questo processo permette di diffondere la conoscenza necessaria a tutti i membri del consorzio, agevolando la circolazione di informazione. Esiste anche un flusso secondario di conoscenza che passa dal contadino agli assistenti x1 quando questi vanno a fare rilievi o analisi sul campo. Lo strumento di gestione è principlamente il telefono e l’incontro fiscio dei due attori della conoscenza. Il sistema di gestione della conoscenza è basato su documentazione cartacea e informatizzata, è quindi un esmpio di semplice sistema che permette lo scambio, l’immagazzinamento e il recupero della conoscenza.

FIGURE: intermediario (consulente e tecnico), fornitore (consulente esterno), ricettore (contadino)

STRUMENTI: documentazione

MEZZO: principalmente incontri o telefonate

3.2. y1 [Condivisione]

Il consorzio degli autoriparatori trentini è sempre un esempio di condivisione della conoscenza. Sebbene attualmente il sistema sia molto limitato e il consorzio si basi soprattutto sul potere di acquisto, alcuni servizi vengono erogati.

Per rendere di maggiore interesse il caso ipotizziamo uno sviluppo di questo consorzio che sta crecendo con nuove iniziative. Attualmente esiste un sistema telefonico che serve i componenti del consorzio per problematiche sulle parti da sostituire con eventuali parti alternative. La nostra ipotesi è l’estensione del servizio ai problemi di riparazione. In questo caso rispetto al caso x1 il flusso principale di conoscenza viene scambiato non più dall’alto verso il basso ma dal basso verso l’alto. Il cardine principale della conscenza è rappresentato dal consorzio stesso il quale deve riuscire a raccogliere, gestire e distribuire l’informazione in modo efficente.

Figura 2  – Schema della conoscenza nel Y1

Attraverso la corretta gestione della conoscenza situata in tutte le officine consorziate è possibile creare una knowledge base che raggruppi i problemi riscontrati sulle auto. In questo modo per i meccanici è possibile verificare gli interventi da fare e i risultati ottenuti se il problema è già stato riscontrato da un altro consorziato.

FIGURE: intermediario (operatore), fruitore/generatore (meccanico)

STRUMENTI: knowledge base e conoscenza personale specializzato

MEZZO: telefono e portale specializzato

3.3. Gruppo X2 [Unione]

Questo caso è nettamente differente dai precedenti poiché l’interesse dal punto di vista della conscenza non è fondato sullo scambio e la condivisione ma sul mantenimento e l’utilizzo delle proprie competenze. In particolare lo scambio di conoscenza è molto limitato proprio perchè ognuno detiene una conoscenza che differenzia la propria azienda rispetto le altre e ne dà vantaggio competitivo sul mercato. L’aggregazione in rete in questo caso serve per creare un servizio completo della conoscenza posseduta da tutti i componenti.

Le falegnamerie di cui è composto il consorzio producono su misura, ma ognuna possiede una maggior competenza su uno o più settori. Composto da ben 7 falegnamerie. In alcuni casi le falegnamerie si occupano in modo specifico di un settore come due delle suddette che producono serramenti. Altre invece si distinguono per la tipologia di arredamento, moderno o rustico.

Ognuno ha interesse a tenere le proprie competenze all’interno dell’azienda, ma il gruppo permette di essere maggiormente competitivi su lavori molto grossi proprio perchè permette ai componenti di sfruttare le proprie competenze e metterle a servizio di un unica commessa di lavoro.

Figura 3  – Schema della conoscenza in X2

Possiamo dire che in questo caso la maggior parte della conscenza rimane a disposizione della singola azienda e viene condivisa solo quella parte che per i componenti non è asset aziendale come la contabilità, contatti con i clienti e tutti i processi che non incidono a migliorare significativamente il valore percepito dal cliente (se volessimo ricondurli alla matrice dei lavori della conscenza sono solo quelli che hanno valore aggiunto sentito dal cliente).

FIGURE: intermediario (operatore), utilizzatore/generatore(falegnameria)

STRUMENTI: documentazione e procedure

MEZZO: principalmente incontri o telefonate

4.     Conclusioni

Risulta evidente dai casi che la conoscenza nelle reti di impresa è un importante risorsa e deve esserne valutata con attenzione la sua gestione. In particolare però come già detto ci sono casi in cui la rete viene fatta con lo scopo di trasferire conoscenza riguardo al bene o servizio (esempio X1), e casi in cui la conoscenza trasferita non viene scambiata ma resa disponibile direttamente nel prodotto o servizio e solo la conoscenza gestionale viene scambiata (esempio X2).

Possiamo così creare due modelli di gestione della conoscenza nelle reti di impresa: condivisione e unione; non sono necessariamente esclusivi, ma spesso posso essere un mix, mantenendo sempre una componente decisamente preponderante rispetto l’altra.

Il modello di condivisione è basato sulla condivisione delle conoscenze dei beni o servizi che l’azienda fornisce ai clienti. Tutti i componenti devono contribuire a formare questa conoscenza, che permette di dare vantaggi a tutti i componenti del gruppo. La conoscenza generata alimenta il gruppo e lo rende più forte rispetto ai concorrenti. Maggiori sono gli associati e maggiore conoscenza viene generata, dato che questo modello è basato proprio sullo scambio e su una grande quantità di informazione moviementata difficilmente è possibile realizzarlo senza strumenti informatici a supporto del cardine di questo modello che sono gli intermediari della conoscenza.

Il modello unione è basato sulla conservazione della propria conoscenza che viene messa a disposizione attraverso la creazione di servizi/prodotti che ne sono il derivato. Il prodotto finale può essere l’unione dei prodotti come in figura 4 nel caso delle freccie B o il risultato finale di lavorazioni differenti creando un unico prodotto/servizio contenente la conoscenza di tutto il gruppo come nelle freccie A. In entrambi i casi la consocenza sul prodotto/servizio rimane dell’azienda che la detiene, senza essere condivisa con gli altri, ma il prodotto finito contiene quella di tutti i componenti. In questo modello la conoscenza che eventualemente viene condivisa è quella sui processi che non riguardano il prodotto/servizio e che non fanno percepire valore al cliente finale.

Figura 4  – Schema dei modelli della conoscenza nelle reti di impresa

Notare come in entrambi i casi la conoscenza risulti un asset fondamentale per le reti di imprese in quanto il cliente percepisce nel bene o servizio una conoscenza che non è quella del signolo ma del gruppo indipendentemente dal modello utilizzato.

Dal punto di vista della gestione della conosceza il caso di Unione è meno interssante rispetto a quello della condivisione dove la gestione diventa un elemento cruciale per la riuscita del progetto in sé mentra passano in secondo piano altri indicatori.

Le PMI possono quindi creare conoscenza come grandi aziende traendone i relativi vantaggi, allo stesso tempo rimangano però piccole imprese e mantengano quindi la propria autonomia decisionale.


[1] Riportato dall’articolo: http://www.microsoft.com/italy/pmi/gestioneimpresa/speciali/modelloorganizzativo/ipsoa/articolo2.mspx

[2] Impianto agricolo: zona destinata alla coltura, viene preparata solitamente con impianti irrigui e concimato appositamente per renderlo più produttivo.